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Mi scrivo una lettera
FUORI
Il furto di ieri mi consente d'affermare
che il gelsomino profuma
anche quando secco.
La cavolaia che sembrava precipitare
oggi, all'incrocio di Via Carducci
tentò di insegnarmi a diffidare dalle illusioni
che, però, io trovo belle.
DENTRO
Non c'è nessuno in questo ufficio
sono solo con gli elenchi.
Davanti a me, sulla facciata,
tre finestre in quel modo sovrapposte
fanno un teschio.
L'ho già visto questo trucco
primo novecento e lo trovo
di gran cattivo gusto.
ANCOR PIU' DENTRO
E' stato bello vedere Sant'Ambrogio
giovedì.
Era stupendo, era mattino.
Quella luce forse può convertirlo:
una cosa tra lui e lei,
senza testimoni.
E io mi chiedo, o mi imputo,
da quanto tempo non
prego ad occhi chiusi.
Commenti
Prosa nei fatti...eppure [L'ospite degli ospiti]
Ora, un po' è prosa, gli accapo ci sono, sì, ma lì cadrebbero anche gli accenti, le pause di una prosa ben letta. Qui sono le immagini a fare la vera differenza: un gelsomino che profuma e che finisce inspiegabilmente associato a un furto, una cavolaia che precipita e rivela una propria verità, gli elenchi che sanno di stantio, tre finestre e un teschio, Sant'Ambrogio, una conversione e un esame di coscienza. La tripartizione è equilibrata, il tono è costante, senza inutili slanci, senza cadute del ritmo fuori dall' avvicendarsi serrato delle immagini. Questa poesia mi piace, molte cose rimangono inspiegate eppure si finisce col diventare il poeta, con l'assumerne il punto di vista, con il chiudere gli occhi ...e pregare
Ultima modifica: 16-05-2012
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