Giuseppe Zanotti, una storia

Giuseppe Zanotti,

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banner uomo addormentato Ultima modifica: 16-05-2012

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Una storia

"Non terrai di me memoria. Io dispero."

"Il tuo sguardo è un vessillo conficcato a fondo
in me: stupirai delle mie gesta."

E la parola rimase intatta: dopo un miglio di marcia
ottantamila soldati in forze, rivolti verso il suo atrium
urlarono "te amo" e nessun suono fu mai
uguale a quel suono. Dopo due miglia cozzarono le spade
e ancora li sentiva, nel silenzio pieno di galli dell'alba.

Dopo cinque miglia accese vasti incendi
anche nelle sue proprie terre
ed era simbolo del suo vasto e devastante amore
e molte carni di animali si estinguevano nel sonno,
i torrenti ribollivano tra le piante di fragola e lucertole roteanti
sfuggivano invano le loro code in fiamme.

Decorso il giorno primo, sorta la luna
la sua rabbia d'amore ruppe l'ovulo
e la devastazione prese la strada dei villaggi.
Al mattino, le giunsero messi con trionfi
di cadaveri e frutta, come torri sgargianti.
Il suo nome era scritto con membra intrecciate
fiori giganti di braccia e biancospino
desposero davanti a lei, pronunciando
soltanto il nome di lui, amante.

Mentre l'esercito avanzava rapido
come fango verso il mare schiumoso
egli ordinava di intrecciare tronchi
che formassero promesse eterne arboree

ordinava di accoppiare animali di molte
e diverse specie, in modo orribile e contro natura
che nascesse una mandria sterile e zoppicante
pittura mostruosa dell'urlo d'amore e d'orgoglio.

Elesse mementores tra i capitani che
distolse dalle cure della guerra a trovare
modi nuovi e intentati per celebrare
il tormento. Infieriva su se stesso.

Ella gli inviò una bimba infante
"legala a te, che viva"
portava inciso, sul palmo destro.

Ma qui ha fine la pergamena,
che ogni pelle di pecora, per quanto bianca e bella,
ha la sua fine.