Giuseppe Zanotti, Il Jazzista, l'assoluto e la morale

Giuseppe Zanotti, Una riflessione sulla relatività dei giudizi

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banner uomo addormentato Ultima modifica: 16-05-2012

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Il Jazzista, l'assoluto e la morale

Si parlava di un Jazzista relativista, nel senso che è capace di accettare quietamente i gusti altrui (e le altrui composizioni) senza ricorrere al metro per quantificarne la distanza dal "bello assoluto". Un relativista vero e sincero, uno che ci crede.
Il Jazz, certamente, per la sua natura libera e sfuggente, ben si attaglia al profilo di un soggetto del genere. Qualcuno, forse più vicino al profilo del critico che del poeta, esiste tuttavia anche in poesia. Qualcuno convinto che non esista un bello assoluto (anche ammesso che evolva nel tempo, che il suo insieme e i suoi confini si espandano o si contraggano) cui tendere; qualcuno capace di spremere bellezza dai più diversi risultati.
Mi sta simpatico, uno così, mi suscita ammirazione e rispetto, mi obbliga a pensare che non pensarla così sia limitativo, mi obbliga a formulare su me stesso un giudizio, in qualche misura, morale e, nella stessa misura, negativo. Perchè io, invece, punto deciso all'assoluto bello.
E' un fatto istintivo, in prima battuta; una questione di fede. Poi, ragionandoci un po' su, è anche una questione funzionale; pensarla così mi serve. Se non la pensassi così, al contrario, evidentemente, del bravo jazzista, finirei col "sedermi" sui miei risultati accontentandomi di giudicarli "Miei". Sono fatto così, avrei già smesso di evolvermi se non credessi nella possibilità di una poesia assoluta e di un perfetto veicolo che la trasmetta. La questione riguarda, a questo punto, anche la mia convinzione che la poesia risieda, prima di tutto, nella fortunata combinazione delle cose, e solo poi, grazie all'abile estrapolazione del poeta, nelle parole che la restituiscono al lettore. Se credessi nella relatività della poesia (fermo restando che il gusto esiste, è relativo e non si può ignorare) dovrei ricredermi sulla mia visione sostanziale della poesia.
Non sia mai (per ora)!
Poi, da grande, si vedrà.