Giuseppe Zanotti, L'insegnamento degli insegnamenti

Giuseppe Zanotti, una riflessione sulla poesia

scritture commenti autocritica critica letture Poesia
banner uomo addormentato Ultima modifica: 21-01-2014

> Home > Riflessioni

L'insegnamento degli insegnamenti

Stamattina, come tutte le mattine dal lunedì al venerdì, alla stessa ora, perchè a me piace così, percorrevo il tragitto da casa mia alla stazione della metropolitana di Duomo. Oggi sono stato fortunato perchè l'aria era tersa e fresca, l'umore leggero e la mente lucida e pronta. Durante quel tragitto metto a fuoco i compiti del giorno, le soluzioni dei problemi, i pensieri che domineranno il corso della giornata. Ho una formazione scientifica, anche se è ormai sufficientemente remota da poter ammettere serenamente che di quanto ho appreso all'università ricordo poco o nulla. Nonostante questo ho fiducia nel fatto che qualcosa di indistinto e fondamentale di quella formazione sia rimasto latente nell'essenza del mio approccio alla vita. Forse nell'approccio analitico, forse nella tendenza a schematizzare, modellizzare le situazioni sfrondandole dalle variabili ininfluenti. Forse. Sono ormai passati diversi anni dalle mie ultime esperienze di docenza. Qualche corso tenuto per conto della mia società in subappalto ad altre società o enti. Non mi ha mai realmente appassionato l'insegnamento ma è un'eperienza dalla quale ho avuto modo di apprendere un'importante lezione. Ovvero, già così, insegnare mi ha insegnato. Mi ha insegnato che, almeno per me, senza la necessità di spiegare ad altri una materia non si ha mai la certezza di averla compresa. Spesso mi è capitato di avere l'impressione di conoscere bene un argomento e, tuttavia, trovandomi nella necessità di chiarirlo ad altri, di scoprire lacune e lati oscuri non sufficientemente approfonditi e, quindi, non realmente compresi. Insegnare mi ha insegnato che senza insegnare non si apprende. Mi ha insegnato l'urgenza di spiegare ad altri le mie scoperte come chiave per metterle alla prova. Ma ecco che arrivo alla poesia. Se al poeta, come credo, spetta il compito di "insegnare" inteso come spiegare le proprie scoperte su se stesso, sulla vita, sulla "poesia nelle cose", l'azione del poeta diviene, ai miei occhi, un'azione dal duplice valore, uno splendido circolo virtuoso. Senza la poesia il mio vano elucubrare perderebbe di efficacia su me stesso perchè sarebbe "superficiale"; senza l'urgenza di spiegare e spiegarmi in modo chiaro al fine di rendere accessibile e condivisibile il messaggio, perderei l'occasione di usare queste elucubrazioni per andare realmente a fondo e comprenderne appieno gli argomenti. Ecco, quindi, un altro punto a favore della chiarezza. La poesia, come una lezione, è chiara se chiaro è il messaggio al poeta-insegnante. Se una poesia-lezione è chiara, chiaro sarà il messaggio ai lettori-studenti. Ma anche vale il contrario: una poesia non chiara può nascondere la confusione del poeta e finire, al di là dell'immediata suggestione, col dire poco. Tutto è naturalmente strettamente vincolato all'idea che ho io del poeta; idea che altri potrebbero non condividere o, addirittura, rifuggire. Date queste premesse ogni nuova scoperta che il poeta voglia condividere andrà, preventivamente, debitamente approfondita e studiata. Tutto questo studio porta, fortunatamente, nella direzione di una continua evoluzione. Il poeta non si può fermare, non può accontentarsi. Le poesie scritte oggi, domani, alla luce di nuove scoperte e più profonde considerazioni, mi sembreranno insufficienti. Così è stato fino ad oggi e così sarà, spero, sempre. Se così non sarà dovrò rivedere tutto questo fardello di considerazioni o, alternativamente, smettere di scrivere nella coscienza di non avere più nulla da dire. In sintesi: "Un poeta deve evolvere, deve tendere ad essere migliore, come poeta e come uomo. Deve usare la poesia come strumento per regalare ad altri prospettive sempre diverse perchè è dalla molteplicità delle prospettive che si acquisisce la saggezza e deve anche lasciare che la poesia lo usi come cavia, come campo di battaglia, perchè l'evoluzione è una battaglia. Non solo una lotta per primeggiare, ma una disperata, utopica ricerca di risposte".