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Mi hanno appena dato del Platonico e, addirittura, del michelangiolesco.
Mi riconosco pienamente nell'accusa.
Credo che la poesia risieda nella "cose", nelle pieghe degli avvenimenti, nelle sfumature della realtà; credo che la poesia sia naturalmente accessibile in potenza,
percepibile da tutti, che sia dotata di una propria oggettività.
Nonostante questa considerazione "estrema" non posso né voglio trascurare l'aspetto soggettivo della poesia, il gusto del singolo autore e fruitore.
E' naturale che una forma piaccia di più all'uno e meno all'altro, che un autore prediliga una modalità espressiva piuttosto che un'altra.
Ma questo non riduce, in me, la portata della convinzione che la sostanza del messaggio sia il nucleo essenziale della poesia.
In questo senso il ruolo del poeta potrebbe, forse, uscirne ridimensionato; non più creatore puro, ma piuttosto demiurgo, plasmatore.
Al poeta è riservato, a mio giudizio, il compito, di vedere la poesia nella cose e di portarla alla luce.
Per compiere questa missione il poeta deve possedere la sensibilità necessaria non già per inventare la poesia ma per scoprirla in mezzo a ciò
che poetico non è; deve possedere la capacità analitica per tagliare, intorno alla poesia, ciò che è superfluo, ciò che la confonde e la rende invisibile ad altri.
Deve scolpire la realtà informe per metterne in luce gli aspetti poetici.
La forma è poi necessaria perchè la sintesi poetica, l'oggetto poesia come risultato della scrittura, non devii l'attenzione del lettore dall'essenza
del messaggio, non nasconda ancora una volta la sostanza poetica con inutili fronzoli ma, anzi, la metta in perfetta evidenza e la renda a tutti
raggiungibile.
Detto questo il come rimane un punto di domanda. Credo tuttavia che sia questa la strada, la ricerca da effettuare con tenacia:
scovata la poesia nella realtà, trovare la forma che l'aiuti a divenire evidente agli occhi di tutti.
La sfida diviene, dunque, ottenere una forma che minimizzi il ruolo del gusto personale (pare facile?)
Mi sono convinto sempre più di questa tesi durante la lettura di alcuni testi analizzati su internet; testi per nulla poetici, nell'intento;
testi puramente descrittivi, in modo estremamente sintetico, di avvenimenti; addirittura testi di carattere "ufficiale", documenti.
Ecco, da questi testi, nonostante l'intento degli autori non fosse affatto poetico, la poesia emerge in modo, a mio parere, prepotente:
è la poesia delle cose, dei fatti.
Di fronte a ciò che è raccontato non si può rimanere impassibili; ci si commuove, si ride, si crea empatia e la magia è compiuta.
Basta enfatizzare una pausa, mettere qualche accapo, cambiare qualche parola (poche) e ciò che non era poesia (in senso formale) lo diventa.
Siamo qui, nel dominio delle sfumature; il poeta cammina come un acrobata...su un filo sottilissimo.
Ultima modifica: 16-05-2012
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